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Pubblicato da Redazione il 17/08/2007 (95 letture)
da Misna.org - 13.8.07Fuochi d'artificio sul lungomare dell'Avana, uno spettacolo del Balletto della televisione cubana e l'attività di centri di animazione per bambini ed anziani nella capitale e in altre città dell'isola hanno costituito i principali aspetti dei festeggiamenti per l'81° compleanno di Fidel Castro, comparso in pubblico solo in un'intervista e un documentario trasmessi dalla televisione.
Nato il 13 agosto 1926 a Biran, piccolo centro rurale, Castro aveva già trascorso l'80° compleanno lontano dal pubblico in seguito agli interventi chirurgici che da oltre un anno lo costringono a vivere dietro le quinte una lunga convalescenza punteggiata da visite di amici latinoamericani - come il presidente venezuelano Hugo Chavez - e dal marzo scorso anche da una quarantina di articoli su temi di politica nazionale e internazionale, pubblicati dal quotidiano 'Granma'.
Finora è stato il fratello Raul Castro ad assumere ad interim il ruolo di Fidel per l'attività di governo. Quasi in tono minore a Cuba, il compleanno è festeggiato con grande vivacità dai mezzi radiotelevisi venezuelani e da "Telesur" canale televisivo latinoamerico plurinazionale satellitare. [MB]
Pubblicato da Redazione il 17/08/2007 (101 letture)
In Slovenia ad ottobre le elezioni presidenziali. Tre i candidati che si giocheranno la poltrona. Dopo una stagione di duri scontri istituzionali sembra prevalere una cultura del dialogo alla quale non si era più abituati
di Franco Juri
Il ventuno ottobre prossimo la Slovenia eleggerà il suo nuovo presidente della repubblica, il terzo dall'indipendenza nel 1991, dopo Milan Kučan e Janez Drnovšek. Quest'ultimo, il cui mandato all'insegna di uno stile decisamente poco convenzionale ha suscitato negli ultimi anni più di qualche polemica e constribuito ad inasprire i rapporti istituzionali tra la presidenza ed il governo, non ricandiderà.
A contendersi seriamente la poltrona presidenziale saranno questa volta in tre; il candidato del centrodestra Lojze Peterle e due candidati del centrosinistra, Danilo Türk e Mitja Gaspari. Li segue nei sondaggi, ma senza grandi possibilità di concorrere per un eventuale ballottaggio, Zmago Jelinčič, l'ultranazionalista e goliardico leader del partito nazionale sloveno (SNS).
di Franco Juri
Il ventuno ottobre prossimo la Slovenia eleggerà il suo nuovo presidente della repubblica, il terzo dall'indipendenza nel 1991, dopo Milan Kučan e Janez Drnovšek. Quest'ultimo, il cui mandato all'insegna di uno stile decisamente poco convenzionale ha suscitato negli ultimi anni più di qualche polemica e constribuito ad inasprire i rapporti istituzionali tra la presidenza ed il governo, non ricandiderà.A contendersi seriamente la poltrona presidenziale saranno questa volta in tre; il candidato del centrodestra Lojze Peterle e due candidati del centrosinistra, Danilo Türk e Mitja Gaspari. Li segue nei sondaggi, ma senza grandi possibilità di concorrere per un eventuale ballottaggio, Zmago Jelinčič, l'ultranazionalista e goliardico leader del partito nazionale sloveno (SNS).
Pubblicato da Redazione il 11/08/2007 (96 letture)
La tristemente famosa "School Of Americas - SOA" ha addestrato per decenni militari divenuti famosi per i loro crimini e per la loro ferocia in tutto il continente Latino Americano, dal Salvador al Cile. Anche Haiti è stata banco di prova di torture e massacri per ex alunni della cosiddetta "Scuola dei Dittatori". Anzi Haiti ha meritato l'istituzione di una scuola personale e di agenzie specializzate in violenze e repressione.
di Alma Giraudo, per Selvas.org
Il 21 giugno scorso il Congresso degli Stati Uniti, ignorando le decine di migliaia di lettere, fax, mails e telefonate ha rigettato l'emendamento del senatore McGovern che proponeva il taglio dei fondi al "Western Hemisphere Institute for Security Cooperation (WHISIC)", com'è stata ribattezzata la famosa "Scuola delle Americhe" (School Of Americas - SOA) di Fort Benning, in Georgia, taglio che ne avrebbe determinato la chiusura. Per 214 voti contro 203 la "scuola degli assassini" continuerà ad esistere.
È ben nota la serie di "diplomati" in questa scuola provenienti da tutti i Paesi dell'America Latina e Caraibi, come sono noti i loro crimini, dal Salvador al Cile.
Ad Haiti, un numero di uguali barbare azioni condotte da diplomati della SOA non è così ben conosciuto e posto all'attenzione del mondo: gli esecutori sono ancora liberi e qualche volta esercitano ancora potere.
Un caso rimasto nella memoria di tutti: 11 Settembre 1988, quando l'allievo della School Of Americas, Franck Romani, allora sindaco di Port-au-Prince e capo dei brutali Tontons Macoutes, orchestrò un assalto alla parrocchia di S. Giovanni Bosco, la parrocchia di Padre Jean-Bertrand Aristide. Mentre padre Aristide stava celebrando messa, individui armati abbatterono la porta della chiesa sparando, poi bruciarono la parrocchia. Cinquanta persone morirono e 77 rimasero ferite. Coloro che cercavano di scappare furono colpiti con bastoni e pietre. Dopo, gli assassini si vantarono delle loro azioni: in televisione giurarono di finire Aristide, promettendo che se avesse ancora celebrato messa, solo dei corpi sarebbero stati presenti nella chiesa.
di Alma Giraudo, per Selvas.org
Il 21 giugno scorso il Congresso degli Stati Uniti, ignorando le decine di migliaia di lettere, fax, mails e telefonate ha rigettato l'emendamento del senatore McGovern che proponeva il taglio dei fondi al "Western Hemisphere Institute for Security Cooperation (WHISIC)", com'è stata ribattezzata la famosa "Scuola delle Americhe" (School Of Americas - SOA) di Fort Benning, in Georgia, taglio che ne avrebbe determinato la chiusura. Per 214 voti contro 203 la "scuola degli assassini" continuerà ad esistere.È ben nota la serie di "diplomati" in questa scuola provenienti da tutti i Paesi dell'America Latina e Caraibi, come sono noti i loro crimini, dal Salvador al Cile.
Ad Haiti, un numero di uguali barbare azioni condotte da diplomati della SOA non è così ben conosciuto e posto all'attenzione del mondo: gli esecutori sono ancora liberi e qualche volta esercitano ancora potere.
Un caso rimasto nella memoria di tutti: 11 Settembre 1988, quando l'allievo della School Of Americas, Franck Romani, allora sindaco di Port-au-Prince e capo dei brutali Tontons Macoutes, orchestrò un assalto alla parrocchia di S. Giovanni Bosco, la parrocchia di Padre Jean-Bertrand Aristide. Mentre padre Aristide stava celebrando messa, individui armati abbatterono la porta della chiesa sparando, poi bruciarono la parrocchia. Cinquanta persone morirono e 77 rimasero ferite. Coloro che cercavano di scappare furono colpiti con bastoni e pietre. Dopo, gli assassini si vantarono delle loro azioni: in televisione giurarono di finire Aristide, promettendo che se avesse ancora celebrato messa, solo dei corpi sarebbero stati presenti nella chiesa.
Pubblicato da Redazione il 11/08/2007 (137 letture)
Abduljabbar al-Kubaysi, influente leader politico della Resistenza irachena e segretario generale dell'Alleanza Patriottica Irachena (API), risponde alle domande di Willi Langthaler sulla situazione che si va delineando in Iraq.
Intervista di Willi Langthaler con al-Kubaysi
Domanda: In quest'ultimo periodo i media europei, nel trattare dell'Iraq, ci hanno parlato esclusivamente di una guerra civile interconfessionale. Che cose succede in realtà?
Risposta: In realtà, sono gli occupanti statunitensi e il governo da essi imposto a spingere in direzione di questa guerra civile interconfessionale.
Anche gli Iraniani, poi, vi hanno il loro interesse, poiché anch'essi auspicano una federazione nel Sud: stanno tentando di fare in modo che sunniti, cristiani e mandei [piccola comunità religiosa di tipo gnostico-dualista dalle antichissime origini che vive nella provincia di Bassora e nello Shatt el-Arab iraniano, NdT] se ne vadano per ottenere una zona puramente sciita. In condizioni di guerra queste spinte settaristiche hanno un effetto immediato.
Gli Stati Uniti lo usano come argomento per rimanere in Iraq, affermando che ci sarebbe bisogno di loro per sedare il conflitto.
Intervista di Willi Langthaler con al-Kubaysi
Domanda: In quest'ultimo periodo i media europei, nel trattare dell'Iraq, ci hanno parlato esclusivamente di una guerra civile interconfessionale. Che cose succede in realtà?Risposta: In realtà, sono gli occupanti statunitensi e il governo da essi imposto a spingere in direzione di questa guerra civile interconfessionale.
Anche gli Iraniani, poi, vi hanno il loro interesse, poiché anch'essi auspicano una federazione nel Sud: stanno tentando di fare in modo che sunniti, cristiani e mandei [piccola comunità religiosa di tipo gnostico-dualista dalle antichissime origini che vive nella provincia di Bassora e nello Shatt el-Arab iraniano, NdT] se ne vadano per ottenere una zona puramente sciita. In condizioni di guerra queste spinte settaristiche hanno un effetto immediato.
Gli Stati Uniti lo usano come argomento per rimanere in Iraq, affermando che ci sarebbe bisogno di loro per sedare il conflitto.
Pubblicato da Redazione il 11/08/2007 (107 letture)
Impressioni dal festival di teatro internazionale Eurokaz di Zagabria, dedicato quest'anno al presidente della Jugoslavia socialista ed al controverso bilancio della sua era. Tito, tra mito politico e icona pop
di Chiara Bonfiglioli
Dopo Tito, Tito. Lo slogan coniato dai collaboratori del leader fondatore della Jugoslavia socialista dopo la sua morte, nel 1980, già dava un'idea dell'ampiezza della crisi di successione apertasi nella Federazione. Josip Broz detto Tito era per molti nati negli anni Settanta semplicemente Stari, l'anziano, una sorta di benevolo nonno che sorrideva dalle fotografie ufficiali.
Tito aveva organizzato la resistenza all'occupazione nazifascista, creato la Federazione, assicurato standard di vita elevati ed una posizione internazionale prestigiosa. Nell'immaginario comune la Jugoslavia era associata, all'epoca, con il sistema dell'autogestione e con il Movimento internazionale dei paesi Non Allineati, e non con i letali nazionalismi degli anni Novanta.
Dal 1999, migliaia di nostalgici hanno ricominciato a celebrare ogni 25 maggio l'anniversario della nascita di Josip Broz nel villaggio croato d'origine, Kumrovec. Non stupisce quindi che il festival di teatro internazionale Eurokaz sia dedicato ad una figura tanto imponente e significativa, e che Tito torni a far parlare di sè sotto forma di icona pop.
di Chiara Bonfiglioli
Dopo Tito, Tito. Lo slogan coniato dai collaboratori del leader fondatore della Jugoslavia socialista dopo la sua morte, nel 1980, già dava un'idea dell'ampiezza della crisi di successione apertasi nella Federazione. Josip Broz detto Tito era per molti nati negli anni Settanta semplicemente Stari, l'anziano, una sorta di benevolo nonno che sorrideva dalle fotografie ufficiali.Tito aveva organizzato la resistenza all'occupazione nazifascista, creato la Federazione, assicurato standard di vita elevati ed una posizione internazionale prestigiosa. Nell'immaginario comune la Jugoslavia era associata, all'epoca, con il sistema dell'autogestione e con il Movimento internazionale dei paesi Non Allineati, e non con i letali nazionalismi degli anni Novanta.
Dal 1999, migliaia di nostalgici hanno ricominciato a celebrare ogni 25 maggio l'anniversario della nascita di Josip Broz nel villaggio croato d'origine, Kumrovec. Non stupisce quindi che il festival di teatro internazionale Eurokaz sia dedicato ad una figura tanto imponente e significativa, e che Tito torni a far parlare di sè sotto forma di icona pop.




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